Se niente importa, non c'è più niente da salvare

domenica 17 dicembre 2006

eccolo il mio sfogo

Non so dove ci siamo persi noi due esattamente. Io lo so dove mi sono persa. Mi sono persa un giorno buio di dicembre, al ritorno da un viaggio ad Alba con l’umore nero e una scarica di nervosismo addosso.
Quel giorno prima del ponte dell’immacolata mi sono persa guardando attraverso la finestra del soggiorno, con la porta chiusa, il vuoto.
Ho sentito un rumore forte, dentro. E poi le lacrime tante. Su tutto il dolore e la rabbia.
La promessa a me stessa: mai più. Mai più.
Dall’altra parte del telefono una voce che non sarebbe più stata mia, che urlava le sue assurde ragioni di un onomastico bugiardo. E il mio cuore non ha retto e si è rotto.
E da lì, mi sono persa.
Non so ancora ritrovarmi, il pezzo rotto di cuore non riesco a farlo riparare.
In dodici eterni, stupidi mesi nessuno mi ha indicato l’indirizzo giusto per rattoppare il cuore. Andavo di qua e di là con il cuore rotto in mano, ma la rottura, la ferita troppo dura non riusciva a essere riparata.
Qualcuno ci ha messo la colla, e io sono uscita con altre persone per conoscere gente nuova. La colla teneva sì, ma fino a un certo punto.
Ho chiesto ricovero da mia sorella, l’unica in grado non di aggiustarmelo ma di darmi calmanti contro il dolore forte, impossibile, che non passa mai. L’unica che capiva e capisce la sofferenza che mi trasforma.
Non sono più stata la stessa. Sono cambiata, ombrosa cinica e più triste di come sia mai stata prima di allora.
In tutto questo tempo poche piccole volte ho rivisto la Federica di prima. Adesso non so neanche più se tornerà.
A chi mi dice che il tempo guarisce tutto posso solo dire che non è vero. Quando soffri in ogni cosa che guardi che pensi che respiri non c’è il tempo di nessuna clessidra.
Quando le ragioni della tua mente ti impongono di non morire ci sono quelle del cuore che ti dicono di cadere per terra e non rialzarti più.
Quando sorridi ad altre persone, quando scopri altre persone e nessuna è in grado di riscaldarti la mia voglia di liberarmi di questo cuore rotto è enorme.
E così voglio fare. Voglio liberarmi da questa sofferenza che è diventata una prigione, che non mi permette gioie e altro amore. Amore che mi merito non surrogato in polvere, prima detto a singhiozzo e poi miseramente e squallidamente ritrattato.

Ma come ti sei permesso di farmi così male? Ma come hai potuto in così poco tempo farmi innamorare di te, farmi sudare il tuo amore, dirmelo e buttarmi in faccia che non eri pronto, che non potevi?
Sono stata la vittima di un solo carnefice, me stessa.
Avrei dovuto capire da subito che non c’era spazio e la illusione di crearmelo da sola avrei dovuto perderla prima. Ma tu mi hai fatto sentire indispensabile e ora che mi ritrovo sola e molto inutile capisco che anche quella era solo un’altra bugia. Quante volte e come tu mi abbia tradito non lo so. Le volte che l’ho scoperto mi hanno trapassato da parte a parte, lasciandomi la sensazione viva di esserne io stessa la causa perché troppo brutta, insignificante e inferiore ai tuoi ideali.

Quante volte tu mi abbia raccontato palle non lo so. Le volte che l’ho scoperto mi hanno fatto sentire nuda in inverno in un campo da calcio davanti a uno stadio pieno. Stupida,fuori posto e ingenua.
Se tornassi indietro oggi, non perdonerei più con quella incoscienza dell’amore di pensare” non lo rifarà più perché ha capito il dolore che mi provoca” perché questo tu non l’hai mai considerato.
Ci sono cose che non sai. Una volta ho letto tutte le tue mail che mandavi a siti porno per conoscere puttane e incontrarle, ovviamente dopo che avevi conosciuto incontrato e scopato me. Le ho stampate tutte quelle mail, una dopo l’altra fino ad avere un grosso plico di mail indirizzate a gente come jessicaxxx ecc.
Non ti ho detto nulla troppo addolorata e me le sono portate a casa incerta su come fare a digerire questo. Non era poco tempo che ci conoscevamo, mi stavo per laureare e lavoravo ad Alessandria. Ebbene le ho rilette tutte e poi le ho buttate in un cestino per strada, decidendo di non affrontarti perché decisi di perdonarti, dandoti assurde giustificazioni.
Dopo quella quante altre assurde giustificazioni ti ho fatto passare, quanto mi sono umiliata per decidere di accettarle. Solo per non perderti. Adesso che ti ho perso ti posso dire solo che ti sei comportato come nessuno si meriterebbe, io almeno non me lo meritavo.
Dei miei ventitrè anni e dei miei ventiquattro mi rimarranno per sempre le cose belle fatte insieme ma anche le cicatrici di tutte quelle subite. L’ultima grande botta che mi hai dato è stata quella di dirmi che la psicologa ti aveva consigliato di trovarti una fidanzata. Ma come hai potuto dirmi questo? E io allora cosa ero? Parte di un arredo urbano?
Quanto mi fa male ancora adesso non hai idea.

Non hai mai capito i miei sforzi, vero?
Quell’essere moglie madre sorella amica che si è tramutato in moglie madre sorella amica amante aiutante apprendista psicologa avvocata della mutua riordinatrice di armadi donna delle pulizie arredatrice e così via
Ma cosa credi che l’abbia fatto per mancanza di hobby?
Io ci credevo. Ci credevo davvero che tu fossi per me. L’altra metà della mela, la persona a cui donare tutto di me in ogni modo e senso. E te l’ho dato. Ti ho dato tutto, cuore carne anima.
Adesso che mi sono tornate tutte indietro non le trovo più.
Sai Marco, quanto mi hai fatto male con i tuoi silenzi , con le tue non risposte al telefono, agli sms?
No, non lo sai. Perché io con te non mi sono comportata così semplicemente perché come hai sintetizzato male tu l’altra settimana al telefono io ti amo e tu no.
Tra l’altro che classe chiamarmi un anno esatto dopo il vaffanculo che mi hai detto, lo stesso giorno. Piangevo in silenzio con le buste dei regali in mezzo alla ressa. Mi sono intristita tanto per me stessa.
Che male mio dio.
Anche io sono stata cattiva con te.
Tutti gli sms crudeli che ti ho scritto, non ne rinnego nessuno. Hai sbagliato tanto con me, troppo. Con tua figlia quest’estate poi hai toccato il fondo del fondo dell’inverosimile. Ma tanto io non capisco e non capirò mai le profonde ragioni che ti hanno spinto a non farmi dire ciao 5 minuti a E.in montagna con Mara.
Le ragioni, se così le vuoi chiamare, le custodirai tu e ne pagherai tu il conto se mai arriverà il momento.
Io pago tutti i giorni il fatto di essermi innamorata di te. E tu me l’hai fatto pagare caro quando stavamo insieme.

Non faccio più l’amore da tanto tempo, forse da luglio quando sentivo dentro di me che era l’ultima volta. L’ultimo weekend perfetto prima dello tsunami che avrebbe portato l’estate. Me lo sono goduto a fondo nei minimi piccoli dettagli. Ti ricordo felice a fumare fuori dall’agriturismo davanti alla fontana, ti vedo dormire tra i cuscini grandi nel baldacchino, ti osservo prendere il bicarbonato in piazzetta.
Mi manchi come non avrei mai immaginato. Manchi a tutte le mie cellule e il cuore quando ti penso nei nostri momenti insieme ansima dalla contrazione. Sono stata a letto non con te, ho toccato visto e sentito un corpo non tuo, ho ascoltato parole non tue. Non è servito alla mia anima che piangeva dentro incurvandosi.
Vago in cerca di me, di qualcosa che mi possa far stare meglio conoscendo già la risposta.
Esaudisco bisogni fisici non esaudisco bisogni veri.

Non mi trovo più. Non riesco a lasciarti andare perché non ho pace. Io ti amo con una forza che non sapevo neanche di avere, e non so come fare. Dovrei sputarti addosso per il male che ho, che mi veste tutta dentro e fuori. Io ho sentito il tuo cuore battere forte quando ci siamo abbracciati a Torino.
Io il tuo cuore l’ho sentito, perché tu non lo senti? A me per aggiustare il mio serve un pezzo unico che non si trova in commercio. E’ il pezzo che ho lasciato a te che ti porti dentro.

Non riesco a pensare di perderti per sempre, di non sapere cosa hai fatto cosa farai cosa vuoi fare. Non riesco a credere di non poterti raccontare per filo e per segno le piccole scoperte che faccio ogni giorno, i sorrisi che mi colpiscono e le bassezze che incontro. Non ci riesco davvero a pensare che non ci sarai nella mia vita.
Ma vedo dalla tua durezza e assoluta freddezza che è così. Ti devo lasciare andare a trovare la tua vita, il tuo amore per qualcun'altra più brava di me a capirti, a consolarti a darti l’anima.
E siccome io ti amo, con un sentimento che non pensavo esistesse dentro di me, ti voglio lasciare andare per questo, perché tu sia felice con te e per trovare davvero la tua metà di mela.
Alle medie si scriveva sul diario la dedica “Se ami qualcuno lascialo andare, se non torna è perché non ti ha mai amato; ma se torna sarà tuo per sempre” Cazzate ho sempre pensato. E invece ora, 12 anni e 12 mesi dopo mi tocca nel profondo.
Non so esattamente come riuscirò a lasciarti andare perché per molto immenso tempo le cose fatte insieme, gli odori sentiti, le tue mani, i tuoi occhi le tue parole saranno con me a farmi male. Forse non incontrerò mai più un incastro come il nostro, oppure lo incontrerò domani. Io non lo so.
Mentre ti scrivo una lacrima si è accucciata all’angolo del mio occhio destro.

Volevo vederti per lasciarti andare e renderti libero dalla mia presenza che vivi come angosciante perché portatrice di fallimenti. Mi tocca scrivertelo, non è la stessa cosa.
Lasciarti andare vuol dire perderti ed essere sempre più sola ad affrontare la vita. Più sola di come sono stata in questo lungo metallico anno.
Ti amo Marco.
Me lo porterò con me questo amore stridente e rifiutato. Che tutto il mio dolore, subito e dato non sia inutile però! Impara dagli errori che costano così e non ripeterli più con altre persone. Ama con la porta del cuore non aperta, ma spalancata, toglila dai cardini e buttala quella maledetta vecchia e arrugginita porta!
Datti la possibilità di essere e rendere felice. Non cercare il sesso, la compagnia su squallidi siti di puttane o di cuori solitari, non ripetere gli stessi errori. Spegni i telefoni quando farai l’amore con qualcuna, spegnili quando mangerai con lei guardandola negli occhi. Ritagliati degli attimi solo per godere della sua bellezza, guardandola veramente. Non fuggire da lei se ti stringe la mano per strada, ma abbracciala perché state camminando insieme e fa freddo. Tanto freddo in questa vita.
Io ho perso tante persone e il freddo lo conosco. Tu sei più fortunato, sei in tempo per scaldarti ancora un po’ con loro. Sono momenti che non tornano più. Piango perché lasciandoti andare per me è la stessa sensazione, ho solo la possibilità di lasciarti qualcosa.
Quando ti capiterà di pensare a me, immaginami come sarò oggi pomeriggio, circondata di bambini a giocare a dove si butta la spazzatura, all’aperto con gli ultimi raggi caldi di dicembre. Non felice, ma in grado di toccare la felicità degli altri.
Perdendoti ho perso me, e non mi trovo più nelle giornate che vivo.
Chissà se arriverai mai al fondo di queste pagine o ti sarà già suonato il telefono a metà e avrai perso il segno.
Tutto il sole del mondo, per te.

F

P.S.
Promettimi che un giorno a E. parlerai di me.

3 commenti:

vicinodistanza ha detto...

senza parole...ma con tanti pensieri che rimbalzano come rolling stones per i cunicoli della mia materia grigia...

ma che donna straordinaria...

sei proprio un bel essere umano sai?

Anonimo ha detto...

la 1* volta ke ho letto"non sono daccordo"in maniera molto molto frettolosa avevo capito ke un Marco..a questo punto mi fa paura anke scrivere in mio nome pensa,ti aveva mollata.Infatti non mi sbagliavo leggendo questa lettera oggi 25/01 alle ore23:57 Una sola cosa mi consola l'essere riuscito in chat a proporti una cosa ke non hai mai fatto"sciare" per percorrere nuove strade.by marco3471213341

Simpaticone ha detto...

Ciao Federica sono arrivato a leggere fino a qui e ora capisco perchè dici che il tuo cuore è in pezzi, ti posso solo dire che ci sono passato da esperienze simili, ci siamo passati un po tutti, simili ma non uguali perchè ogni storia è differente, io ogni volta continuo a ripetermi che chi non mi vuole non mi merita e che quello che non mi uccide mi rende più forte, e forse un po è così. Impara dai tuoi errori, ma non riparare agli errori con altri errori, quando è la morte a bussare alla tua porta per portarti via una persona cara il dolore è molto più grande perchè e non c'è niente che ti prepari a questo, quando se ne va una persona che ami e che ti amava.... ora non c'è più, pensiamo di essere grandi ma non siamo niente e torneremo ad esserlo, non sprecare la vita a piangere che di lacrime se ne versano fin troppe... perchè credi che il mare, gli oceani siano salati... non sono forse salate anche le lacrime...